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Come confrontare due grafici dei settori produttivi di Paesi o periodi diversi

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Tags: areogramma | didattica | economia | imparare | insegnare | settore primario | settore secondario | settore terziario | settori economici

Interpretare un grafico dei settori economici è apparentemente facile. Al contrario, ci sono alcuni elementi che possono portare a degli errori di lettura e comprensione. Segui questa guida.

  1. Come interpretare il grafico dei settori produttivi: prima lettura
  2. Come interpretare il grafico dei settori produttivi: Paesi agricoli
  3. Come interpretare il grafico dei settori produttivi: Paesi in via di sviluppo
  4. Come interpretare il grafico dei settori produttivi: Paesi post-industriali
  5. Come interpretare il grafico dei settori produttivi: da Paese industriale a Paese post-industriale
  6. Come confrontare due grafici dei settori produttivi di Paesi o periodi succeersi (questo articolo)

Altri grafici

Questa è la sezione in cui puoi trovare tutti i grafici dei settori produttivi (Italia, Europa, continenti extraeuropei)

Effettuare un confronto: avvertenza

Per un confronto corretto, è bene che i grafici si riferiscano a dati dello stesso anno. In questo sito, quasi tutti i grafici sono riferiti al 2010 (i dati di alcuni Paesi extraeuropei sono disponibili solamente per anni precedenti).

Primo confronto: grafici evidentemente diversi

Prendiamo in esame due grafici che presentano dati diversi (puoi cliccare su ogni grafico per ingrandire l'immagine).

Grafico dei settori del Belgio    Grafico dei settori della Bosnia-Erzegovina

Partiamo dal confronto del settore primario. La percentuale del Belgio è 1,3% (= percentuale degli impiegati nel settore primario), quella della Bosnia-Erzegovina è 19,7%.

La prima osservazione potrebbe far credere che il settore primario della Bosnia-Erzegovina è più sviluppato. Invece è il contrario: il settore primario del Belgio è più sviluppato poiché richiede meno manodopera.

In poche parole, nel settore primario è più forte lo Stato che ha meno impiegati poiché il settore è meccanizzato: meno impiegati = più macchine = produzione di qualità e quantità maggiore.

Osserviamo ora il settore terziario. In questo caso, percentuale maggiore corrisponde generalmente a sviluppo maggiore. Pertanto, il Belgio ha un settore terziario più sviluppato: più impiegati = più servizi = livello di vita più elevato. Insomma, ci sono più medici, più insegnanti, più banchieri, quindi maggiore disponibilità di capitali che vengono investiti nei settori più avanzati.

Infine, analizziamo il settore secondario. Il confronto di questo settore non è semplice perché i dati possono essere letti in maniera differente. Generalmente, una percentuale più bassa indica un settore industriale più meccanizzato, ma non sempre è così. Ecco perché il settore secondario va analizzato per ultimo: perché possiamo utilizzare le conclusioni del settore primario e terziario. Poiché il Belgio ha un settore primario molto sviluppato e un settore terziario molto avanzato, possiamo dedurre che il dato "23,4%" riferito al settore industriale è positivo giacché indica una industrializzazione molto alta e altamente meccanizzata. Riguardo alla Bosnia-Erzegovina, invece, poiché i dati sul primario e sul terziario non sono molto positivi, possiamo concludere osservando che il 31,0% di impiegati nel settore secondario non è del tutto positivo: quasi sicuramente il dato indica un numero troppo alto di impiegati, e quindi una industria poco sviluppata e poco meccanizzata.

La Bosnia-Erzegovina, in base a questi dati, è un Paese in via di sviluppo, con una economia in trasformazione; il Belgio, invece, è un Paese post-industriale, con una economia di tipo avanzato e con servizi molto sviluppati, anche di tipo quaternario (o terziario avanzato).

Secondo confronto: grafici simili

Ora esaminiamo due grafici con dati abbastanza simili (anche in questo caso, puoi cliccare su ogni grafico per ingrandire l'immagine).

Grafico dei settori della Francia    Grafico dei settori dell'Italia (dati del 2010)

I criteri di valutazione sono gli stessi del primo confronto.

  1. Confrontando i dati del settore primario, la Francia presenta una percentuale inferiore, quindi risulta più sviluppata perché più meccanizzata.

  2. Confrontando i dati del settore terziario, la Francia presenta una percentuale superiore, quindi sembra che abbia un numero maggiore di dipendenti, quindi servizi di qualità e quantità superiore.

  3. Anche il settore secondario mostra una prevalenza della Francia, perché la percentuale è inferiore a quella italiana.

Tutti e tre i settori ci portano ad affermare che il grafico della Francia illustra una situazione economica migliore rispetto a quella italiana. Come abbiamo visto, ancora una volta i settori che aiutano a discriminare sono il primario e il terziario.

Terzo confronto: attenzione alle eccezioni!

Ora esaminiamo ancora una volta due grafici con dati abbastanza simili (anche in questo caso, puoi cliccare su ogni grafico per ingrandire l'immagine).

Grafico dei settori della Campania    Grafico dei settori del Piemonte

  1. Partiamo dal confronto del settore primario. La percentuale del Piemonte è 1,4%, quindi migliore di quella della Campania (2,6%).

  2. Nel settore terziario, però, prevale la Campania: 80,3% contro 71,9%.

  3. Anche nel settore secondario sembra che la Campania abbia la meglio: 17,1% contro 26,7% del Piemonte.

Apparentemente, dunque, la Campania presenterebbe una situazione economica migliore rispetto a quella del Piemonte. Invece, in questo caso occorre tenere presenti altri dati.

  • Per una affermazione più certa, bisognerebbe tenere presenti anche i dati sulla disoccupazione. Infatti, nel 2010 il dato campano della disoccupazione è 24,3%, invece quello piemontese è 10,0%.
  • Inoltre, solo uno studio più corretto del settore terziario può farci comprendere che l'alta percentuale di impiegati in Campania è dovuta alla massiccia presenza di impiegati pubblici, per via delle politiche assistenzialistiche messe in atto dallo Stato o dagli Enti locali.
  • Riguardo al settore secondario, la bassa percentuale campana è anche dovuta alla presenza meno numerose di grandi, medie e piccole imprese, al contrario del Piemonte, ove sono molto più presenti grandi e medie imprese (si ricordi, ad esempio, la Fiat).

Insomma, in questo caso, il grafico della Campania fa "eccezione" e indica una situazione economica peggiore rispetto a quella dell'altra regione. Questa lettura, in genere, va applicata a tutti i grafici del Sud Italia.