Contenuto principale

UE - Direttiva e-Privacy

Questo sito utilizza cookies per gestire le autenticazioni, la navigazione, e per altre funzioni. Utilizzando il nostro sito accetti il fatto che possiamo caricare questo tipo di cookies nel tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy e Note Legali

Hai rifiutato i cookie. Puoi modificare questa decisione.

Hai permesso che i cookies siano salvati sul tuo supporto. Puoi modificare questa decisione.

Teorie economiche

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

Tags: confronto | Prima Rivoluzione Industriale | rivoluzioni industriali | storia economica | Terza Rivoluzione Industriale

Dalla fine del Seicento, era in voga il sistema economico basato sul mercantilismo, chiamato anche "colbertismo" (da Colbert, ministro delle finanze di Luigi XIV). Il colbertismo limita la libertà dell'individuo a favore del controllo statale: obiettivo generale è quello di permettere che il bilancio dello Stato sia attivo (attraverso l'aumento delle entrate, favorito soprattutto dalle tasse).

Nella I Rivoluzione Industriale continua a essere seguita la teoria del mercantilismo, mentre in teoria comincia a diffondersi, attraverso l'Illuminismo, il liberalismo economico (o liberismo).

Con la II Rivoluzione Industriale si afferma definitivamente il liberismo (ogni individuo è libero di intraprendere un'attività economica, di stabilire la quantità, qualità, prezzo...; lo Sato interviene poco o per niente nella vita economica, se non per favorire l'individuo). In seguito alla depressione del 1929, lo Stato torna di nuovo ad intervenire per limitare la crisi del mercato (protezionismo o autarchia). In Russia, però, si afferma il comunismo, un sistema economico in cui l'individuo non è per nulla libero di intraprendere e lo Stato controlla totalmente il processo produttivo (decide che cosa produrre, quando farlo, a chi vendere...).

Con la III Rivoluzione Industriale, si è tornato a parlare di eliminazione dell'intervento statale, giacché fonte di inefficienza e di sperpero. Il comunismo crolla. Il mercato, pertanto, è ritornato libero (e per questo si parla di "neoliberismo"): non esistono dazi, lo Stato non determina più le tariffe dei servizi essenziali, e così via.

La situazione economica venutasi a creare dopo il 2008 sta portando ad una crisi del neoliberismo: non si sa che cosa accadrà nei prossimi anni nell'organizzazione economica globale.