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Liberalismo e liberismo

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Definizione ed etimologia
 

Movimento economico che professa la libertà economica dell'individuo rispetto allo Stato, che invece non deve intervenire nell'economia, oppure farlo soprattutto per favorire la stessa libertà dell'individuo. In senso lato, per liberismo si intende anche il libero scambio delle merci (contro l’adozione di dazi o tasse).

Tempi

Dall'Illuminismo in poi.

Luoghi

Dall'Inghilterra e dalla Francia si diffonde in tutto il mondo.

Personalità

Gli illuministi sono in buona parte liberali e liberisti. Tra i liberisti, si distinguono Adam Smith, fondatore teorico, e William Cobden. Tra i liberali, John Locke.

Inquadramento del problema (origine e cause) Liberalismo e liberismo hanno origine dalla stessa matrice, ossia dalla difesa della libertà individuale rispetto alle prerogative o ai privilegi di pochi (singoli o ceti: nobiltà e clero) o di alcuni (re, signori locali, …). D’altronde, i liberali e i liberisti intendono dimostrare che la concessione di libertà non riduce i privilegi e lo sviluppo, anzi, li accresce, perché aumenta il benessere di tutti, e quindi di ciascuno.
Contesto in cui si sviluppa

Luigi XIV (1661-1715), attraverso il ministro dell'economia Colbert, affermò il diretto intervento dello Stato a tutela delle attività economiche. Il colbertismo, infatti, equivale a protezionismo. La libertà individuale, invece, era un valore propriamente borghese: la concorrenza stimola il progresso. Mentre il colbertismo viene attuato in tutta Europa e per tutto il Settecento, si diffonde teoricamente il liberismo di Smith e Cobden.

Evoluzione del problema

La Rivoluzione industriale, in Inghilterra, dimostra che il liberismo economico produceva effetti superiori e migliori (in tempi di crescita economica, possiamo aggiungere). A partire dalla metà dell’800, il liberismo si diffonde in tutta Europa, ma in coincidenza di una crisi economica spaventosa (Grande Depressione: 1873-1896) che stimolò praticamente il protezionismo.

Il liberismo fu anche la causa dell’imperialismo: ogni Stato doveva continuare a garantirsi uno sviluppo economico a prezzi inferiori rispetto ai concorrenti, e la soluzione venne ritrovata nella fondazione di nuove colonie.

Il liberismo entra in crisi con la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), diretta conseguenza dell’imperialismo (e indirettamente del liberismo). Ogni Stato deve far fronte a enormi spese per la ricostruzione, e ciascuno procede alla protezione del proprio sistema industriale (con interventi massicci dello Stato nell’economia).

La Crisi economica degli anni successivi al 1929 dimostra che il protezionismo aggravava i problemi economici, e si riafferma pertanto la corrente del liberismo, che, per evitare gli effetti negativi in periodo di crisi economica, garantisce allo Stato un maggiore intervento nell’economia attraverso il cosiddetto “Welfare State”, cioè “lo Stato dei servizi” (a tutela della stessa economia attraverso la tutela degli individui più deboli: istruzione, pensioni, assicurazioni…). Dagli anni ’80 del Novecento si è affermato ancora di più il liberismo attraverso il neoliberismo.
Cause dell'evoluzione

L’evoluzione degli eventi tra Ottocento e Novecento è determinata da varie cause, sociali, economiche, politiche. In particolare, nell’Ottocento è l’alta borghesia che influenza i processi decisionali. Con il tempo, entrano nella scena politica la media borghesia e le classi operaie, che spesso si lasciano condizionare dalle fluttuazioni economiche o dal politico/demagogo di turno, cedendo o chiedendo diritti. Non è possibile studiare in sintesi le cause dell’evoluzione: ogni periodo storico va studiato in modo autonomo per esaminarne le relazioni nel dettaglio.

Cause della fine Liberalismo e liberismo sono imperanti nelle democrazie occidentali e nei sistemi che si ispirano ad esse. Pertanto, non si intravede la fine di queste due ideologie.
Permanenze successive Poiché siamo in pieno liberalismo e neoliberismo, non possiamo considerare questa voce (da prendere in esame solo quando un processo storico è già terminato).
Cambiamenti successivi

La globalizzazione sta trasformando liberalismo e liberismo: andiamo incontro all’abbandono del sistema democratico o ad una sua diffusione? Andiamo verso una democrazia diretta dall’alto (dalle multinazionali o dagli oligopoli) o dal basso (dagli individui che si costituiscono in nuove reti aperte, grazie ai nuovi canali di comunicazione multimediale: Internet e simili)? Il liberismo e il liberalismo stanno cedendo terreno a nuovi sistemi economici, oppure si stanno integrando con essi? Siamo in una fase di cambiamento, e noi ne siamo gli attori.